Scozia

NORTH COAST 500 parte seconda: il NORD-EST da DURNESS a PORTMAHOMACK passando per JOHN O’GROATS

Pronti a ripartire lungo la tortuosa e adrenalinica NORTH COAST 500? Già, sempre lei, la super panoramica strada costiera che corre nell’estremo nord della Scozia… “creata” soltanto qualche anno fa e già diventata leggenda!!!
Per chi avesse perso la puntata precedente (presentazione generale dell’itinerario e racconto della prima parte del giro) ecco il LINK del mio articolo. Per tutti gli altri, già arrivati con noi fino a DURNESS, il viaggio continua ora in direzione EST

La seconda parte del nostro viaggio lungo la NORTH COAST500: anche se percorribile in 6 ore abbondanti, vi suggerisco, come abbiamo fatto noi, di dedicarle almeno 3 giorni!

 

13/07 DURNESS – JOHN O’GROATS
per quanto a lungo si possa restare lì a fare il pieno del suo splendore, lasciare DURNESS ti apre sempre una voragine nel cuore. Ci spostiamo verso est, lungo la A838, seguendo l’andamento frastagliato della costa che, di lì a poco, compie un tuffo impressionante nel lunghissimo fiordo formato dal LOCH ERIBOLL, un loch marino fra i più profondi di Scozia profilato da verdi distese e da imponenti montagne quasi sempre corrucciate. Ad accompagnare il nostro viaggio un fitto corteo di nuvole e una pioggerella sottile, seguita da repentine schiarite a illuminare scenari solitari e grandiosi in continua trasformazione. La NORTH COAST 500 procede in questo tratto lenta più che mai – come riluttante a lasciare l’ovest – dandoci così modo di assaporarne i panorami fino all’ultimo istante… immensi, potenti e inafferrabili al punto che nessuna fotografia, per quanto meravigliosa, potrà mai rendere un decimo della sensazione di trovarsi lì… immersi nella selvaggia perfezione del creato!

Scorci lungo il tratto della NC500 che costeggia il LOCH ERIBOLL

 

Una volta completato il periplo del lago, ecco che la strada comincia a salire fino a un punto panoramico da urlo. È da lì che le vette circostanti si mostrano in tutta la loro aspra magnificenza, mentre dal mare sbuca un lembo di terra chiamato ARD NEACKIE, praticamente un isolotto, non fosse per la doppia mezzaluna di ghiaia e di sabbia che lo tiene ancorato alla costa!
Muretti a secco corrono nel verde fino a sfiorare il blu, mentre laggiù una casetta bianca aggiunge giusto un tocco di civiltà in un colpo d’occhio da cartolina: è la cosiddetta FERRY HOUSE, costruita nel 1831 quale terminal dei traghetti che un tempo attraversavano il lago da PORTNANCON per approdare presso la ormai scomparsa HEILAM INN. Poi nel 1890 la strada fu completata e il ferry soppresso. A breve distanza sono ancora visibili quattro grandi fornaci costruite nel 1870 per la produzione di calce viva, una sostanza ricavata dalla roccia calcarea locale e utilizzata per correggere l’eccessiva acidità dei terreni ricchi di torba delle Highlands scozzesi.

Il favoloso panorama su ARD NEACKIE

 

Da lì, la strada prosegue lasciando brevemente il mare e tagliando nel mezzo dell’ennesimo promontorio fino a raggiungere il KYLE OF TONGUE, altro fiordo assai lungo e scenografico, stavolta attraversato da un ponte. Prima di imboccarlo e di procedere verso est, infiliamo la deviazione sulla sinistra che ci porta a TALMINE, un paesetto di pescatori e piccole fattorie, in posizione parecchio defilata e con splendido affaccio sulla grande baia di TONGUE. Immerso nella pace più assoluta, il suo punto focale è la bella spiaggia sabbiosa invariabilmente deserta, impreziosita dalla misteriosa carcassa di una vecchia imbarcazione chiamata “THE REAPER“, andata a fuoco nel Loch Eriboll e quindi rimorchiata e trascinata nel punto in cui ancora oggi si trova.

“THE REAPER”, l’imbarcazione andata a fuoco nel Loch Eriboll e poi trascinata sulla spiaggia di TALMINE. Si trova lì dal 1976

 

Poco più avanti, a KYLE OF TONGUE, s’impone una sosta, qualche foto per tentare di catturarne il respiro, il senso di vastità… peccato non poterci racchiudere il vento carico di un profumo intenso di alghe e di sale. Per chi avesse tempo, vale la pena salire al CASTLE VARRICH. Un’impresa da noi compiuta nel lontano 2010 e che conservo ancora oggi ben impressa nella mente. Un’oretta di scarpinata per guadagnarsi poco più di un mucchietto di pietre, ma con il bonus di panorami sul KYLE OF TONGUE che non si potranno dimenticare mai più. Ora non ne abbiamo il tempo. Il viaggio incalza, ci rimettiamo presto in strada. Una sosta veloce al famoso BETTYHILL HOTEL in splendida posizione panoramica. Poi ripartiamo senza fermarci più… almeno per un lungo tratto! La vita è questione di scelte, così ci lasciamo alle spalle la deviazione verso il promontorio di Strathy con il suo bel faro bianco circondato da alte scogliere (lo ricordo ancora dalla nostra visita del 2010!).

KYLE of TONGUE

 

Panorami dal BETTYHILL HOTEL

Nel frattempo le montagne si dileguano all’orizzonte… il CAITHNESS, con le sue distese pianeggianti e sconfinate, si avvicina a grandi passi; ma prima di lasciare il NORTH SUTHERLAND e il tormento dei suoi paesaggi impervi, si impone una sosta a MELVICH, una favolosa spiaggia rossa incorniciata da altissime dune e lambita da acque di sublime trasparenza. La bellezza del luogo è sfolgorante, la solitudine è totale… uno di quei posti non troppo famosi e poco frequentati dove puoi dimenticare tutto, da dove vieni e dove stai andando, quanti anni hai o come ti chiami.

La bellissima spiaggia rossa a MELVICH

 

Ma si sa, il meteo scozzese è imprevedibile e volge rapidamente al brutto… le nuvole si fanno basse e dense, il vento incalza e la temperatura precipita… una fitta nebbiolina ci mette improvvisamente voglia di qualcosa di caldo. Il MELVICH HOTEL, alle spalle della baia, è il rifugio perfetto… non dispone di una vera e propria tearoom, ma un te’ fumante ci viene gentilmente servito nella bella sala ristorante affacciata su un fantastico giardino da cui ammirare il mare.

“TEA TIME” nella bella sala ristorante del MELVICH HOTEL

 

Attraversiamo velocemente la città di THURSO e oltrepassiamo, fermandoci un istante soltanto, la vasta e bellissima DUNNET BAY  lasciandoci a malincuore alle spalle DUNNET HEAD, la lingua di terra che tocca il punto più a nord della Scozia (isole escluse), luoghi meravigliosi e imperdibili già visitati nell’agosto 2018 (vedi ARTICOLO )… ora la pioggia imperversa e ad aspettarci c’è un nido caldo a JOHN O’GROATS. A un anno esatto di distanza, l’abbraccio caloroso di MARY e MARK della John O’Groats Guesthouse ci fa sentire subito a casa! Pare che il tempo non sia passato… come se fossimo rimasti sempre lì… che gioia immensa questo ritorno dopo averlo sognato ogni singolo giorno, ogni ora!!! Resteremo due notti con loro, per darci il tempo di farci coccolare un po’ e di dedicarci alle bellezze del CAITHNESS che l’estate scorsa ci sono sfuggite! Perché in Scozia, ormai lo so per certo, il tempo non basta mai…

La magnifica e immensa DUNNET BEACH

 

Le famose case colorate di JOHN O’GROATS

 

14/07 JOHN O’GROATS – KEISS – WICK – ISOLA DI STROMA – DUNCASBY HEAD
Il meteo ci aveva promesso per oggi cieli asciutti e ragionevolmente sereni, ma giusto il tempo di finire il porridge di Mary (il più buono e cremoso mai mangiato) e i suoi mitici pancakes grossi e spessi come frittate, che già compare all’orizzonte un grigiore insidioso. Poco male… considerando i luoghi che abbiamo in mente di visitare in mattinata un cielo imbronciato tipicamente scozzese calza a pennello. La prima meta è il KEISS CASTLE, niente più che un guscio vuoto precariamente abbarbicato a una scogliera che si getta a picco nella SINCLAIR’S BAY, poco a nord del villaggio di KEISS. Il castello sorge in realtà su un terreno privato che comprende anche il “nuovo” castello, una dimora signorile in stile baronale scozzese costruita nel 1755 a pochi passi dal primo. L’ingresso della tenuta si trova lungo la strada principale (la A99) peccato che sul vialetto d’accesso compaia a chiare lettere la scritta “PRIVATE“… i comuni mortali sprovvisti d’invito dovranno pertanto accedere per un’altra via, lasciando l’auto parcheggiata presso il porticciolo del villaggio di KEISS e imboccando a piedi un sentiero costiero ben segnalato cui si accede attraverso un cancelletto.

La passeggiata, tutta su terreno pianeggiante tappezzato di fiori e fili d’erba, è una piccola meraviglia da gustare in non più di 15 minuti: alle spalle, le belle casette del villaggio in posizione sopraelevata; sulla sinistra pascoli verdeggianti punteggiati di pecore; sulla destra l’ampia distesa blu della SINCLAIR’S BAY increspata appena da una brezza gentile. Dritto davanti a noi, visibile in lontananza, lo scheletro del vecchio castello in bilico sull’orlo della scogliera, mentre il nuovo palazzo, pure lui un pochettino malandato, gli fa compagnia un po’ più all’interno. Malinconia e mistero, fascino romantico e decadente, ecco cosa resta della passata gloria di un maniero a quattro piani, un tempo provvisto di torri, costruito alla fine del sedicesimo secolo da GEORGE SINCLAIR, il quinto conte di CAITHNESS, probabilmente sul sito di una precedente fortezza. Nel 1698 il settimo conte morì nel castello e pare che nel 1700 l’edificio fosse già in rovina. All’inizio del diciottesimo secolo venne acquistato dai SINCLAIRS di DUNBEATH che nel 1755 abbandonarono il castello originale per trasferirsi nel nuovo palazzo costruito più all’interno, poco prima che la proprietà passasse ai SINCLAIRS di ULBSTER.
Questo luogo solitario e silenzioso, cupo ed altero, quasi sempre tralasciato dai turisti e messo a dura prova dal passare del tempo, ci affascina al punto che decidiamo di tornarci anche il giorno successivo… stavolta con il soleeee!!! E ancora devo decidere in quale versione l’ho amato di più! Giudicate un po’ voi dalle foto…

Il porticciolo di KEISS

Cielo corrucciato o sole? In che versione preferite l’OLD KEISS CASTLE?

 

Una volta lasciato KEISS, attraversiamo velocemente WICK, una cittadina portuale che si mostra così, nel suo essere vera, semplice, senza trucco, quel tantino grigia e severa ma con piccoli tocchi di grazia sparsi qua e là. Siamo diretti al CASTLE SINCLAIR GIRINGOE, altro castello in rovina che gode però di maggior fama del precedente. Per raggiungerlo, a nord est della città infiliamo vie secondarie che sembrano correre verso il nulla, fra muretti a secco che profilano il verde di pascoli senza fine. Intorno a noi mandrie di mucche e stormi di uccellini che si muovono a sciami. Ecco che di colpo il cielo si apre lasciando irrompere il blu e mettendo in risalto nuvole bianche e paffute. Ci muoviamo fra minuscole frazioncine dai nomi buffi, di chiara origine vichinga: Papigoe, Staxigoe, Giringoe (GOE = insenatura) un tempo villaggi di pescatori nati lungo la costa fra la fine del diciottesimo e l’inizio del diciannovesimo secolo in seguito alla crudele pratica delle CLEARANCES che obbligò i contadini ad abbandonare le loro terre nelle fertili valli del Sutherland e a spostarsi lungo le sterili zone costiere. Percorriamo la strada che porta a NOSS HEAD (dove si trova un bel faro) fino a raggiungere un parcheggio: è lì che fra terreni agricoli a perdita d’occhio parte il sentiero per il castello, considerato come una delle più antiche sedi del CLAN SINCLAIR… che poi in realtà i castelli sono due: il più vetusto CASTLE GIRINGOE risalente al 15esimo secolo e il CASTLE SINCLAIR dell’inizio del secolo 17esimo!

Uno scorcio del porto di WICK

 

Le suggestive rovine del CASTLE SINCLAIR GIRINGOE

LA STORIA
Il castello fu abitato ininterrottamente dai SINCLAIR, CONTI (EARLS) di CAITHNESS finché nel 1676 GEORGE SINCLAIR (il sesto Conte) morì senza figli. JOHN CAMPBELL del GLEN ORCHY ne sposò la vedova assumendo così il titolo di EARL of CAITHNESS e prendendo possesso del castello. Ma GEORGE SINCLAIR di KEISS, considerandosi il legittimo erede, nel 1679 mise il castello sotto assedio dando inizio al conflitto che sfociò nel 1680 nella Battaglia di Altimarlech da cui i CAMPBELL uscirono vittoriosi.
Nel 1690, un nuovo attacco da parte di GEORGE SINCLAIR di KEISS portò il castello a definitiva distruzione. Il titolo di EARL of CAITHNESS tornava ad essere suo, ma il CASTLE SINCLAIR GIRINGOE era ormai ridotto a un rudere.

La struttura del castello stava ormai praticamente precipitando in mare quando il CASTLE SINCLAIR TRUST cominciò a darsi da fare per tenere in vita questo piccolo ma prezioso pezzo di storia scozzese. Nel corso degli anni i lavori di rafforzamento e mantenimento si sono moltiplicati e continuano ininterrottamente ancora oggi per garantirci lo spettacolo suggestivo di queste pietre intrise di storia e di salsedine, magicamente sospese fra terra e cielo, sull’orlo di scogliere a precipizio costantemente spazzate dal vento, fra panorami costieri che mettono i brividi in un favoloso alternarsi di pareti scoscese, faraglioni aguzzi e piccole insenature segrete. Per raggiungerlo dal parcheggio la camminata è facile, breve e piacevole e una volta giunti sul posto il godimento è assicurato! Non siate frettolosi: i luoghi senza tempo vanno esplorati e gustati senza l’assillo dell’orologio…
Ciliegina sulla torta: mentre camminiamo per tornare al parcheggio, il suono inconfondibile di una cornamusa ci viene incontro diffondendosi greve nell’aria… ecco che un PIPER dal portamento fiero compare sul sentiero, in lontananza, elegantissimo nel suo kilt e accompagnato da un piccolissimo corteo. Vorrei tanto tornare indietro, seguirne i passi fino al castello e restare lì a inspirare ogni singola nota trasportata dal vento. Ma la WILDLIFE CRUISE in partenza nel primo pomeriggio da JOHN O’GROATS è un richiamo irresistibile… non possiamo davvero rischiare di fare tardi! Non ho mai desiderato tanto il dono dell’ubiquità.

Un PIPER sbuca all’improvviso sul sentiero che porta al CASTLE SINCLAIR GIRINGOE

 

Il ritorno a JOHN O’GROATS è più rapido del previsto. Adocchiamo un’indicazione mai notata prima… una tearoom (provvidenziale, data l’ora!) a pochi passi dalla strada principale, in direzione di DUNCASBY HEAD. Un rapido calcolo dei tempi e… detto fatto, un piccolo fuori programma ci sta!!! La verità è che abbiamo un debole per le tearoom scozzesi, così caratteristiche e accoglienti da rendere speciale anche una breve sosta o un semplice momento di pausa. Ebbene, la OLD SCHOOL TEAROOM di John O’Groats è quanto di più speciale potessimo mai sperare di incrociare sul nostro cammino! Una vecchia scuola di paese, persa fra prati, nuvole e pecore lassù ai confini della Scozia, rimasta attiva fino al 1974 e poi adibita a laboratorio artigianale per la produzione di candele. Da tre anni è stata trasformata in sala da tè, curata nel minimo dettaglio e piena di ninnoli originali… foto d’epoca, vecchie chiavi, giocattoli, cartelle in cuoio, righelli trasformati in appendini, persino un banco… di quelli che non se ne trovano più neanche a pagarli oro! Un posticino pieno di calore, gestito con amore e dedizione, dove gustare accanto al fuoco di un bel caminetto acceso, dolci strepitosi rigorosamente fatti in casa e sempre serviti con un sorriso. In bella mostra nella sala attigua, una miriade di coloratissimi oggetti d’artigianato, fra cui “pescare” qualche simpatico souvenir da portarsi a casa. Chi si trovasse in zona di sabato o di domenica (questi, al momento i soli giorni d’apertura) non manchi davvero di farci un salto… merita almeno quanto i castelli di cui vi ho parlato sopra!!!

L’ambiente caldo e caratteristico della OLD SCHOOLHOUSE TEAROOM

 

Ma ecco giunto il momento della nostra gita in barca. Una pittoresca casupola bianca tappezzata di locandine in formato gigante ospita la biglietteria della JOHN O’GROATS FERRIES. Nessuna necessità di prenotare in anticipo, basta recarsi a John O’Groats in tempo utile e, per la ragionevole somma di 19 sterline a testa, acquistare i biglietti della WILDLIFE CRUISE che nel periodo compreso fra il 20 giugno e il 31 agosto parte ogni giorno dal molo alle 15,00 in punto. La durata è di 90 minuti circa, mentre la rotta varia in base alle maree: i super fortunati navigheranno all’ombra di strabilianti scogliere a DUNCASBY HEAD, arrivando a sfiorarne i faraglioni appuntiti tappezzati di chiassosi uccelli marini! A noi tocca invece l’opzione “B”, quella che prevede la circumnavigazione dell‘isola di STROMA, la più meridionale e vicina alla costa fra le isole del PENTLAND FIRTH. Del tutto pianeggiate, totalmente priva di alberi, ricoperta per metà da torbiere ed esposta ai venti e alle forti correnti di questo tratto di mare, dal 1662 STROMA è disabitata… solo i guardiani del faro con le loro famiglie restarono lì in totale solitudine fino al 1997! Costruito nel 1896 in sostituzione di un precedente faro e ancora oggi funzionante, lo STROMA LIGHTHOUSE è ormai completamente automatizzato… nessuna presenza umana sull’isola, solo mucche e pecore portate qui nei mesi estivi dall’attuale proprietario che negli anni Ottanta acquistò STROMA per un pugno di pounds!

Il ferry in partenza da JOHN O’GROATS

La vicinanza alla costa non ruppe mai, in passato, il profondo isolamento degli abitanti dell’isola: nessun collegamento regolare con la “terraferma” né servizio postale fino al 1879; un telefono radio fu installato solo nel 1935, e servirono altri diciotto anni perché arrivassero un cavo telefonico e una cabina rossa!

Ci avviciniamo alle sue rive spoglie navigando tranquilli in acque leggermente increspate. È il porticciolo a mostrarsi per primo, insieme al cimitero e a una cappella derelitta. Poi piccoli cottage dai tetti sfondati e fattorie in rovina lungo la costa orientale dell’isola. Tutt’intorno, stormi di uccelli a riempire il cielo di voci stridule, battiti d’ali e odori pungenti. E ci sono pure tantissimi PUFFINS, ma così dannatamente lontani che nemmeno il mio teleobiettivo riesce a farli sembrare più grandi di formiche… galleggiano sull’acqua, prendono il volo e poi puntano il mare tuffandosi in picchiata, ma che frustrazione non poterli avvicinare!!!!! Salutiamo presto il faro che segna, bianco e fiero, il punto più a nord dell’isola. Poi viriamo a sud avventurandoci in acque ben più agitate (ahimè… e qui comincia il mal di mare!!!) fermandoci al cospetto delle impressionanti scogliere che profilano la costa occidentale… pareti a picco, profondi anfratti, buie caverne, alte colonne cesellate dal mare. Davanti a noi, colonie intere di guillemots appollaiati su quelle rocce verticali e sovrapposti come gli strati di una torta; e poi gruppetti di edredoni, fulmari e gazze marine, oltre a foche paffute venute a crogiolarsi pigramente al sole. Quanto vorrei toccare con mano quest’isola fantasma, calpestarne la terra brulla, respirarne l’aria silenziosa, provare a leggere nei suoi ruderi sparsi le tante storie di vite passate, di partenze e di abbandoni.
Nessun avvistamento di orche, delfini o balene. Nessuno scatto minimamente degno del National Geographic. Ma la soddisfazione di avere conosciuto STROMA – isola insolita e dall’anima forte – quella non me la toglie nessuno.

Scorci dell’isola di STROMA e della sua chiassosa popolazione!

 

Torniamo a terra che sono le 16,30, il sole risplende alto nel cielo e il porticciolo di John O’Groats pullula di turisti. L’aria è limpida, dolce e leggera e i colori del Caithness danno il meglio di sé. Imbocchiamo il sentiero che dal porto corre in direzione EST, fra scenari marini e rurali che sono un vero tripudio di verde e di blu. Oltrepassiamo una prima baia e raggiungiamo il cosiddetto NESS OF DUNCASBY, dove si trovano una panchina e un tabellone informativo… il posto giusto per fermarsi ad ammirare per ore il gioco ritmato delle maree. La SANNICK BAY ci accoglie con la sua ampia e luminosa distesa di sabbia da raggiungere oltrepassando un ruscelletto gorgogliante. Poco più in là, ecco che DUNCASBY HEAD compare all’orizzonte, con il suo faro piazzato in cima al promontorio. Sabbia candida, alghe di un verde brillante, rocce rosse e piccole pozze d’acqua di un profondo blu che si estende al mare fino a dove si riesce a guardare.Camminando ancora un po’ potremmo raggiungere i famosi faraglioni ma, calcolati a occhio e croce i tempi e le distanze, decidiamo che forse è meglio tornare. Riprendiamo l’auto e ci dirigiamo verso il ristorante del SEAVIEW HOTEL, dove optiamo per una cena anticipata. Orario galline, perché il dopocena vogliamo spenderlo là, a DUNCASBY HEAD, guardando la luce morire su uno dei promontori più emozionanti e spettacolari al mondo!!!!

…e scende la sera a DUNCASBY

 

15/07 JOHN O’GROATS – TAIN – PORTMAHOMACK
Ultimi giorni, ore, minuti, secondi… emozioni da vivere fino alla fine. Lasciato a malincuore l’estremo nord eccoci di nuovo in viaggio lungo la NORTH COAST 500. Questa volta decidiamo di non fare soste e di lasciarci rapidamente alle spalle i sonnolenti villaggi annidati lungo la costa est… DUNBEATH, LYBSTER, HELMSDALE con i loro porticcioli caratteristici, da noi visitati in precedenti occasioni. Procediamo velocemente verso sud, diretti in un angolo di Scozia ancora sconosciuto e dolcemente pittoresco, armonioso, ridente, defilato… l’ennesima nicchia d’incanto e bellezza, totalmente fuori dalle rotte turistiche più note e battute, illuminata per noi dai raggi di un bel sole caldo tipicamente estivo!!!! Ehhh no, a PORTMAHOMACK mica ci si capita per caso… una volta raggiunta la graziosa cittadina di TAIN, perfetta per una breve e piacevole sosta, ecco che si rende necessaria una decisa svolta verso est: via dal traffico della strada principale (peraltro in questo tratto molto contenuto), via dai circuiti più famosi e blasonati – via da tutto – per infilarci in strade di campagna che corrono per chilometri lungo la solitaria penisola di TARBAT. Tutt’intorno, prati a perdita d’occhio punteggiati di pecore e di balle di fieno; un boschetto e una casetta isolata qua e là a interrompere il verde pallido dei campi d’orzo che una brezza fresca e gentile fa ondeggiare appena.

La deliziosa CARNEGIE TEAROOM a PORTMAHOMACK

PORTMAHOMACK ci appare in tutto il suo splendore. Uno di quei piccoli borghi marinari fatti di niente dove si passeggia con il cane su una grande spiaggia sabbiosa soggetta alle maree; dove i bambini giocano con i loro retini ed i secchielli e dove, nelle belle giornate estive, gli impavidi azzardano un corroborante bagno in mare, mentre gli anziani fanno due chiacchiere e respirano aria buona seduti su una delle tante invitanti panchine. Non possiamo certo rinunciare a un goloso spuntino nel delizioso CARNEGIE CAFÉ, che avvistiamo appena dietro l’angolo, in una traversa della “Main Street”, proprio a fianco della Sala Comunale (Community Hall)… infissi color del mare e vetrate trafitte dal sole a rivelarci un adorabile interno a tema rigorosamente marinaro. A ospitarci per la notte è invece la CALEDONIAN HOUSE, una casa direttamente affacciata sul lungomare: lì per lì l’ingresso del bed&breakfast rimane un po’ nascosto, a lato di un ristorante dotato di panche e tavoli all’aperto. L’esterno ha un aspetto un po’ sgualcito, ma una volta entrati e superato un giardinetto non troppo curato, scopriamo stanze ed ambienti così ariosi e piacevoli che resteremmo lì volentieri per un’intera settimana!!!

Il bellissimo faro di TARBAT NESS

 

A pochi chilometri di distanza c’è ROCKFIELD, uno scricciolo di villaggino ancora meno noto e più sperduto, a sua volta affacciato al mare e di cui solo ora scopriamo l’esistenza! E poi, sulla punta estrema del promontorio, c’è lui, il faro di TARBAT NESS… elegante, slanciato – con le sue grandi strisce bianche e rosse – a dominare distese d’erica circondate dal blu del mare. E a ricordarci quanto intensi, unici e irripetibili siano gli angoli più disparati di questa meravigliosa terra!

Il minuscolo villaggio di ROCKFIELD

 

16/07 PORTMAHOMACK – INVERNESS – PITLOCHRY – AEROPORTO DI EDIMBURGO
Il cerchio si chiude… un volo Easyjet ci riporterà in Italia in serata. Siamo ancora parecchio a nord e i chilometri da percorrere sono tanti, tre ore e mezza buone di viaggio (al netto delle soste) per raggiungere l’aeroporto. A INVERNESS ci congediamo senza fermarci dalla magnifica NORTH COAST 500 che sfuma velocemente alle nostre spalle portandosi via anche l’ultimo dei suoi scenari sublimi. Andiamo quindi a giocarci le ultimissime cartucce a PITLOCHRY dove l’amico MARCO DADONE espone i suoi magnifici scatti presso il JOHN MUIR TRUST, un bellissimo spazio espositivo che merita senz’altro una visita (se poi c’è una mostra di Marco, allora è un must assoluto!). Un delizioso lunch lungo il fiume mette infine a tacere almeno lo stomaco. Il cuore strilla, ma per calmarlo c’è poco da fare, se non pensare al prossimo meraviglioso viaggio nella nostra adorata Scozia!

I NOSTRI ALLOGGI LUNGO LA SEZIONE EST DELLA NORTH COAST 500:
1 – JOHN O’GROATS GUESTHOUSE
In questo fantastico b&b abbiamo voluto fortemente tornarci… due notti spese qui l’estate scorsa e replica di due notti quest’anno! Lo consiglio caldamente a chiunque abbia il desiderio o la necessità di fermarsi in zona: troverete ad aspettarvi un’accoglienza calorosa e un servizio impeccabile; ambienti luminosi, “caldi” ed eleganti (molto più di quanto le foto sul sito lascino supporre); abbondanti colazioni gourmet e un prezzo davvero conveniente… praticamente un piccolo paradiso dove sentirsi “a casa”, circondati soltanto da cose buone e belle! Cosa chiedere di più?????

La sottoscritta con i carissimi Mary e Mark della JOHN O’GROATS GUESTHOUSE

La luminosa “dining room”

 

2 – CALEDONIAN HOUSE
Direttamente affacciato sul lungomare dell’incantevole villaggio di Portmahomack, questo bed&breakfast non ci strappa, a prima vista, un grande wow! Non che la casa sia brutta intendiamoci, ma acqua e salsedine qui non perdonano e una bella “rinfrescata” sarebbe necessaria! Non guasterebbe inoltre segnalare meglio l’ingresso della parte adibita a b&b, visto che gran parte dell’edificio è occupato da un ristorante italiano. Detto questo, basta varcare la soglia che la musica cambia: le parti comuni sono molto piacevoli e ordinate e la nostra stanza, che si trova al piano superiore e si affaccia purtroppo sul retro, è grande, luminosa e molto ben arredata.
La dining room (dove viene servita l’ottima colazione) funge anche da lounge per gli ospiti (è dotata infatti di un grande sofà e di televisione) e offre una vista strepitosa sul mare! Una struttura che mi sento senz’altro di consigliare, magari optando (se non si hanno problemi di budget) per la “double room SEAVIEW”, più cara, ma certamente meravigliosa!!!

La nostra “double room” alla CALEDONIAN HOUSE di PORTMAHOMACK

PS … a chi avesse qualche giorno in più da dedicare al tragitto, segnalo il BOTHY BED&BREAKFAST, una bella casetta di legno che si trova al centro del piccolo villaggio di TONGUE, in posizione perfetta per spezzare il viaggio fra OVEST ed EST (o viceversa) e per esplorare con calma i bellissimi scenari circostanti. Sembra un posto davvero carino e offre prezzi convenienti, con ulteriori sconti per chi avesse la fortuna di potersi fermare per 3 o più notti!

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9 Comments

  • Reply
    Beatrice
    3 Settembre 2019 at 17:12

    Questi tuoi preziosissimi racconti di viaggio li custodirò per l’anno prossimo Ilaria, quando forse finalmente riuscirò a visitare anche io queste meravigliose zone! Grazie!!

    • Reply
      ilaria
      3 Settembre 2019 at 21:24

      Ohhh Beatrice, ripercorrerei questa strada milioni di volte!!! Sono sicura che riuscirei sempre a scoprire cose nuove e a vivere nuove emozioni! Credo che alcuni dei luoghi in questo tratto della North Coast 500 tu li abbia già visitati… ma c’è così tanto da fare e vedere che troverai sicuramente di che deliziarti!

  • Reply
    antonella gorini
    4 Settembre 2019 at 8:06

    Ciao Ilaria, già sai che ho fatto questo giro anch’io, ma questa seconda parte un po’ di corsa, se ci sarà un’altra occasione non mi lascerò scappare una sosta a Portmahomack.
    Le foto sono davvero magnifiche, le ho viste e riviste, bellissime le scogliere…
    Un abbraccio.

    • Reply
      ilaria
      4 Settembre 2019 at 11:32

      Ciao carissima, ti auguro di cuore che l’occasione arrivi presto, perché quella strada offre così tante meraviglie che ci si potrebbe tornare all’infinito senza annoiarsi mai! PORTMAHOMACK è stato il finale più bello, affascinante e rilassante che potessimo desiderare per questo nostro favoloso viaggio lungo la NORTH COAST500… una parte defilata e incantevole di Scozia che ci ha conquistato ogni istante di più! Grazie mille come sempre per essere passata di qui… un grande abbraccio, speriamo prima o poi anche di persona!

  • Reply
    Jessica
    4 Settembre 2019 at 10:38

    Che viaggio da sogno hai fatto! E che belle foto… Complimenti! 😀 Noi ad agosto siamo stati in Irlanda, innamorandocene follemente, e per la prossima estate stiamo pensando proprio alla Scozia (ebbene sì, sono un po’ in anticipo… il rientro in ufficio è così deprimente!). Il tuo post è una manna dal cielo, la North Coast 500 mi ispira tantissimo! Una domanda, se posso… Per la nostra prima volta in Scozia, in 7 giorni, è fattibile un itinerario del genere? Oppure a tuo avviso è meglio dedicarsi a Edimburgo e alle tappe più “classiche”?

    • Reply
      ilaria
      4 Settembre 2019 at 11:55

      Ciao Jessica, è stato davvero un viaggio magnifico… grazie mille per i complimenti! Se avete adorato l’Irlanda, la Scozia di sicuro non vi deluderà. Sette giorni per percorrere e gustare fino in fondo tutta la NORTH COAST 500 sono a mio avviso davvero pochini, aggiungerei almeno un paio di giorni in più! Calcola che atterrando a Edimburgo (o a Glasgow) il tratto da coprire per arrivare lassù richiede tempo e considera anche che le strade, soprattutto lungo la costa nord-ovest, sono molto lente da percorrere e si prestano a fantastiche deviazioni! Certo i paesaggi sono a dir poco meravigliosi… la quintessenza della Scozia più solitaria, aspra e selvaggia! In ogni caso, se sarà la vostra prima volta in quella terra meravigliosa, le alternative più “classiche” e facilmente raggiungibili (comunque bellissime) sono tantissime! Se vorrai chiedermi consigli torna pure a trovarmi… buona programmazione!

      • Reply
        Jessica
        19 Settembre 2019 at 12:56

        Grazie mille Ilaria! Immaginavo fossero pochi… Inoltre noi non amiamo correre: i posti preferiamo viverli, piuttosto che salutarli dal finestrino giusto per dire “ci siamo stati”. Terrò salvato questo bellissimo itinerario per una vacanza più lunga, allora! 🙂 Intanto continuo a spulciare il tuo splendido blog! Grazie di nuovo e buona giornata!

  • Reply
    Sam
    5 Settembre 2019 at 12:44

    Ciao Ilaria , questo tour mi sembra davvero incredibile, io e la mia famiglia partiremo a fine settembre con l’intenzione di stare due settimane tra le highlands e Skye, io con mio marito, mio figlio di 7 anni e la mia piccola di 7 mesi. Mi affascina molto questo itinerario, secondo te si può percorrere anche in senso contrario? e di quanti giorni almeno lo consigli ?? vorrei valutare se potremmo riuscire a fermarci su Skye qualche giorno prima di tornare a Inverness per questo ti chiedevo se si può percorrere al contrario..
    grazie

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      ilaria
      6 Settembre 2019 at 12:40

      Ciao Sam, che meraviglia, avete scelto una bellissima stagione per partire per la Scozia, avrete molti di quei paesaggi favolosi tutti per voi o quasi!!! Per rispondere alla tua domanda: certo che potete percorrere questa strada anche al contrario… la sua straordinaria bellezza resta assolutamente invariata! Comunque se volete includere anche la zona di Shieldaig/Torridon e la penisola di Applecross io ti consiglierei un minimo di 8/9 giorni… c’è così tanto da vedere!!! Si potrebbe comprimere anche in meno giorni, ma poi non avreste il tempo per esplorare come si deve le varie zone. A Skye almeno 2 giorni; 3 sarebbe ancora meglio. Anche se fine settembre/inizio ottobre è “media stagione” ti consiglio di prenotare tutti gli alloggi… a Skye di gente ce n’è sempre e su a nord le sistemazioni sono poche (alcune chiudono a fine settembre). Poi se ti va fammi sapere! A presto e grazie per il passaggio

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