Gran Bretagna Scozia

Scozia on the Road (Parte Prima) – Circuito dei TROSSACHS e isola di SEIL

Dicono che le tempeste del cuore ti seguano ovunque tu vada. Bufera dentro e bufera fuori. Sarà forse per questo motivo che il cielo cupo che si squarcia in sprazzi improvvisi, il vento gelido che ti stacca le mani e la neve ghiacciata che ti punge la faccia, mai come in quest’ultimo viaggio in Scozia li ho sentiti così “amici”… in perfetta sintonia con lo stato d’animo di chi, nella bufera, dopo essersi perso deve ritrovare la strada.
Sono in tanti ad averci preso per pazzi – forse anche un po’ incoscienti? – in vacanza di solito si cerca il sole, il relax, il clima mite, possibilmente una bella sequenza di giornate luminose che prolunghino il piacere all’infinito… non certo tempeste atlantiche con vento furibondo, raffiche di pioggia congelata e tenebre dense che arrivano ancor prima del previsto in giorni dal meteo terribilmente ostico!

La tempesta Ciara con tutto il suo strascico di allerte meteo e tempo altamente instabile già da giorni era stata annunciata, ma non abbiamo desistito.
Perché per noi la Scozia non è il desiderio di un viaggio da cartolina. E nemmeno una visita turistica o una semplice vacanza. Scozia per noi è OSSIGENO;  è CASA, cibo per l’anima affamata, acqua per la gola arsa, coperta per la schiena infreddolita. È il bisogno di “quella roba lì” e di nient’altro. E che volete che vi dica, la tempesta ci ha messo a volte in situazioni difficili e in certi momenti ci ha fatto pure un po’ paura, ma ci ha regalato attimi di pura magia, come la neve impazzita a Glencoe o il sole invernale bruscamente interrotto da violente grandinate. In questi casi più che mai è fondamentale muoversi con estrema cautela e portare rispetto alla Natura selvaggia – potente e indisciplinata – che lassù si da e si nega con la stessa incontenibile forza.

Neve, vento, pioggia, grandine… un viaggio all’insegna del gelo e degli scrosci improvvisi!

 

IL NOSTRO ITINERARIO?
Con una settimana a disposizione, la scelta è stata quella di non ammazzarci di strada e di costruirci piuttosto un percorso che ci permettesse sì di scoprire alcuni luoghi “nuovi”, ma che ci riportasse soprattutto in angoli di Scozia rimasti impressi a fuoco nei nostri cuori fin dai primissimi viaggi fatti in quella terra più di dieci anni fa.

9 FEBBRAIO – ATTERRAGGIO NELLA TEMPESTA
Il gran giorno è arrivato, ma stavolta si parte con una certa apprensione. Ciara si annuncia come una delle tempeste più feroci degli ultimi vent’anni e il Met Office mette in guardia da tutta una serie di potenziali pericoli… alberi sradicati, tegole volanti, bufere di nevischio, grandine, violente mareggiate. E ti pareva… il nostro arrivo cade proprio nel bel mezzo, sempre che arriviamo interi eh!!!
A Malpensa è il caos. Frotte di passeggeri in attesa di partire per il Regno Unito bivaccano sconsolati: i voli per il sud dell’Inghilterra sono in forte ritardo, molti sono stati addirittura cancellati. A noi va di lusso, la pista di Edimburgo è favorevolmente orientata e l’atterraggio, pur rocambolesco, è quindi possibile. Al nostro arrivo le nuvole per un attimo si scansano e sotto di noi il Firth of Forth si apre in una visione apocalittica in cui le ombre più cupe si alternano a chiazze vivide di luce e di colore.
Tutto fila liscio o quasi. Per qualche minuto ci sentiamo in totale balìa del vento, prima che l’aereo tocchi terra in una specie di tonfo e in un rombo sguaiato che ci fa stringere i denti. Evvaiiii, ce l’abbiamo fatta, almeno fin qui ci siamo arrivati!

Al banco della Europecar ne abbiamo la conferma ufficiale: NEL REGNO UNITO NON ESISTE OBBLIGO DI GOMME INVERNALI e i noleggiatori, manco i più blasonati, si sognano minimamente di montarle! Bene, CIARA è lì fuori che ci aspetta agguerrita e noi dovremo affrontarla praticamente disarmati. Per un istante mi sento un “delicato bocconcino” nelle sue fauci e già mi figuro catastrofi stradali… ma posso sempre confidare nell’abilità del DRIVER, che mica si spaventa tanto facilmente! In un attimo siamo sulla A9, oltrepassiamo STIRLING e procediamo ondeggiando nel vento verso ABERFOYLE, sotto un cielo che si fa sempre più scuro e minaccioso. La nostra prima meta si trova nel cuore del PARCO NAZIONALE DEI TROSSACHS, in posizione isolata lungo le sponde boscose del LOCH ARD.

TAPPA n.1 – dall’aeroporto di Edimburgo a Kinlochard, nei TROSSACHS

 

Fra i molti vantaggi di una vacanza scozzese invernale (al netto delle tempeste) c’è quello di potersi permettere grazie a tariffe scontatissime un hotel di lusso come il MacDonald Forest Hill & Spa. Il lusso certo non dispiace a nessuno – anziii! – ma ad avermelo fatto scegliere non è tanto l’eleganza raffinata degli ambienti ma piuttosto quella sua posizione privilegiata, proprio al centro dei bellissimi paesaggi dei TROSSACHS. Ormai è sera. La pioggia picchia sui vetri sospinta senza sosta dal vento. C’è un calore buono in quei saloni illuminati dal fuoco di grandi caminetti accesi. C’è l’atmosfera avvolgente della mia Scozia. C’è il profumo dei giorni di festa. C’è la pace del cuore… la gioia intima e profonda di un ritorno a casa lungamente atteso. Alla tempesta penseremo domani.

Gli splendidi ambienti del Mac Donald Forest Hills Hotel&Spa

 

10 FEBBRAIO – CIRCUITO NEL CUORE DEI TROSSACHS
Lo storm Ciara è in pieno corso mentre facciamo colazione nella sala ristorante, un occhio al buffet pieno di cose buone e l’altro su quel paradiso rigoglioso che ci mostra il suo volto mattutino accigliato attraverso le grandi vetrate. Poi all’improvviso un raggio di sole. Non resisto. Devo uscire e fare foto, tuffarmi come un pesce in quello spettacolo. Il giardino dell’hotel esplode di verde nonostante sia febbraio… malgrado la morsa gelida e impietosa di Ciara! E poi quel cielo livido, quello specchio d’acqua scura, quelle cime innevate, quell’aria tagliente che mi surgela la faccia e che mi fa sentire viva! Una nuova entusiasmante avventura è ufficialmente iniziata e in questo giorno di tempesta i TROSSACHS ce li giochiamo così:

SECONDA TAPPA – dai TROSSACHS al LOCH AWE (Dalmally)

1 – procediamo in direzione nord-ovest fra paesaggi splendidamente quieti e dolcemente rilassanti lungo la B829 che dopo il villaggio di Aberfoyle si fa più stretta e accidentata fino a trasformarsi in SINGLE TRACK. Una volta superata l’estremità occidentale del LOCH ARD, raggiungiamo presto le sponde del piccolo LOCH CHON, che si mostrano in scorci deliziosi laddove il bosco si dirada. Ma è lungo le sponde spoglie del LOCH ARKLET che lo spettacolo si fa sublime: la strada è lucida e scura per la pioggia e corre totalmente deserta come un lungo nastro nero nel mezzo di uno scenario immobile dal fascino surreale. I colori cupi del lago e dei prati circostanti si stemperano nella foschia leggera che avvolge le cime innevate. Il silenzio è profondo e il freddo intenso ci congela i pensieri in un attimo di pura felicità. A farci sgranare gli occhi, in lontananza, è il profilo maestoso delle ARROCHAR ALPS, affascinanti più che mai nel loro candido manto invernale.

Il magnifico giardino del Mac Donald Forest Hills Hotel, affacciato sulle sponde del LOCH ARD

 

Un incantevole scorcio del LOCH CHON

 

I sublimi panorami che circondano il LOCH ARKLET

 

2 – Una volta superato il LOCH ARKLET eccoci giungere a un bivio. Girando a destra ci dirigiamo verso STRONACHLACHAR un minuscolo borgo immerso fra riposanti colline sulla sponda occidentale del LOCH KATRINE, la cui bellezza fu celebrata dal più osannato degli scrittori scozzesi, SIR WALTER SCOTT, nel suo poema “Lady of the Lake” pubblicato per la prima volta nel 1810. Nella bella stagione i turisti arrivano a frotte sul molo, dove un battello a lui intitolato salpa più volte ogni giorno alla scoperta degli scorci più affascinanti del lago. Non certo oggi, che il cielo è più bigio che mai, il vento pestifero, il loch gonfio d’acqua e pesantemente corrucciato, il molo praticamente allagato! Anche la deliziosa TEA ROOM che sorge sul posto è rigorosamente chiusa.  Peccato, una fetta ipercalorica di torta accompagnata da una tazza fumante di tè ci avrebbe fornito la carica giusta per affrontare le intemperie! Dobbiamo invece accontentarci dei panorami, che anche in un giorno così profondamente uggioso restano per noi un balsamo prezioso.

PS sappiate che nei mesi estivi partono escursioni in battello anche dal TROSSACHS PIER che si trova sull’altro versante del lago, raggiungibile con una deviazione ragionevolmente breve dalla A821 che collega ABERFOYLE a CALLANDER

IN ALTO: il punto d’imbarco lungo la sponda occidentale del lago, a STRONACHLACHAR        IN BASSO: l’altro punto d’imbarco, il TROSSACHS PIER

 

3 – tornati al bivio, procediamo in direzione opposta fino a raggiungere INVERSNAID, una sperduta località annidata chissà dove, lungo la tranquilla sponda orientale del LOCH LOMOND, decisamente più defilata e meno turistica di quella occidentale. La strada finisce lì, a ridosso della vasta distesa del lago, dove è stato costruito un grande albergo che d’estate non manca mai di riempirsi di turisti scozzesi (e britannici in genere) desiderosi di trascorrere qui le loro vacanze, nel cuore degli scenografici paesaggi naturali dei TROSSACHS! Giusto il tempo per noi di dare uno sguardo al grande specchio lacustre che per la prima volta osserviamo da questa prospettiva inconsueta. Poi il diluvio ghiacciato ci costringe a salire in macchina e a restarvi rinchiusi  fino all’inevitabile dietrofront.

Tempesta sul LOCH LOMOND a INVERSNAID

 

4 – si ritorna ad Aberfoyle che continua a nevischiare; optiamo così per un boccone caldo da gustare davanti al fuoco presso l’accogliente FAERIE INN, un posticino piacevolmente tranquillo e caratteristico collocato lungo la Main Street.

Piatti robusti che ritemprano il fisico e scaldano il cuore!

 

Ora che lo stomaco è sedato, eccoci pronti ad imboccare la tortuosa strada panoramica che sale di quota fino a raggiungere il DUKE’S PASS (A821). Non aspettatevi però altezze vertiginose: considerata fra le strade più belle di Gran Bretagna, raggiunge a malapena i 450 metri sul livello del mare! A costruirla nel XIX secolo fu il duca di Montrose che intendeva così migliorare l’accesso alla sua tenuta; in seguito fu poi ampliata per accogliere i turisti vittoriani attratti nell’area dopo la pubblicazione dell’epica poesia “La signora del lago” in cui Sir Walter Scott celebra la bellezza del Loch Katrine. Mentre l’auto procede in salita, ci perdiamo nei tenui colori invernali dei paesaggi dei TROSSACHS, malinconicamente solitari e innevati, sul filo dei ricordi del nostro primo viaggio scozzese che proprio fra questi boschi vide scoccare in noi la scintilla fatale! La A821 continua quindi in discesa lungo la sponda settentrionale del LOCH ACHRAY, impreziosita dal fiabesco edificio del TIGH MOR TROSSACHS, un ex hotel vittoriano per anni tristemente trascurato, prima di essere sottoposto a un programma di restauro costato milioni di sterline che lo ha trasformato in un residence di lusso, riportandolo allo sfarzo dei tempi d’oro in cui a soggiornarvi fu la Regina Vittoria in persona. Ci fermiamo ad ammirarne le torrette grigie che ricordano quelle di un vero castello immerso in uno scenario che sembra uscito da un sogno. La neve ha smesso di danzare nell’aria e il vento gelido è rimasto l’unico segno di vita tangibile intorno a noi. Avvolti da quei panorami sublimi fatti di montagne scoscese, laghi luccicanti, brughiere d’erica sfiorita e fitte foreste spruzzate di neve ci sentiamo al centro di una dolcissima fiaba invernale.

Panorami lungo la strada che sale al DUKE’S PASS per poi scendere costeggiando i LOCHS ACHRAY e VENACHER

 

Riprendiamo il viaggio lungo le sponde del LOCH VENACHER, fino a risbucare sulla strada principale (A84) in località Kilmahog, appena a nord di CALLANDER.
Il buio incalza e il vento ci insegue senza tregua. Procediamo spediti in direzione nord ovest per raggiungere il nostro secondo alloggio, l’accogliente BEN CRUACHAN INN, affacciato sulle sponde del LOCH AWE, appena fuori DALMALLY. Ed è subito sera.

 

11 FEBBRAIO – DA DALMALLY ALL’ISOLA DI SEIL
Che gioia risvegliarsi qui, dopo un sonno profondo cullati dal boato del vento… sentirsi dentro un piccolo nido, dolcemente protetti dalle insidie del mondo! Dalla finestra scorgiamo le acque del lago di un colore grigio plumbeo, che si confonde con la linea del cielo, totalmente spento e uniforme. Ci abbandoniamo senza fretta ai piaceri del breakfast, mentre fuori il vento spara ondate intermittenti di ghiaccio misto a pioggia, che fluttuano oblique nell’aria a velocità forsennata. Ma allora oggi che si fa? Non sarà certo quel tantino di vento a fermarci!

 

Isola di SEIL, ecco la destinazione prescelta. Non ci siamo mai stati e questa è l’occasione buona. Si trova circa dieci miglia a sud di Oban, trenta miglia abbondanti dalla locanda che ci ospita. Il tempo di percorrenza è più o meno di un’ora e chissà che nel frattempo il cielo non si apra! SEIL è la più settentrionale delle SLATE ISLANDS, un gruppetto di isole scure e rocciose, collocate nel FIRTH OF LORN a breve distanza dalla costa. Oggi fa davvero strano pensare che durante i secoli XVIII e XIX questa manciata di isolette pietrose furono il centro di una delle più grandi industrie della Scozia, quando il mondo usava rifornirsi qui di ARDESIA. Grandi lastre di roccia nera strappata al suolo, tagliata e lavorata sul posto, che veniva utilizzata per rivestire edifici di vario genere e realizzare tetti, focolari, pietre tombali. Pare che già nel XVI secolo persino i Vichinghi fossero venuti qui a farne incetta! SEIL è l’unica del gruppo ad essere collegata alla terraferma da un caratteristico ponte in pietra ad arcata unica risalente al 1792, il CLACHAN BRIDGE, meglio noto come “The Bridge over the Atlantic”. Per arrivarci nessun bisogno dunque di affrontare il mare, e meno male, visto che oggi i traghetti per le isole sono stati tutti cancellati! Appena superato il ponte sono due gli edifici ad attirare la nostra attenzione: sulla sinistra un buffo Post Office dalle dimensioni lillipuziane rifinito in colori sgargianti, mentre sulla destra c’è la storica TIGH AN TRUISH INN ovvero “LA CASA DEI PANTALONI”, un nome che racchiude una storia curiosa. Pare infatti che dopo la sconfitta di Culloden avvenuta nel 1746, quando l’uso del kilt fu proibito dalla corona inglese e il ponte ancora non esisteva, gli isolani diretti sulla “terraferma” si fermassero qui per cambiare i loro kilt con un paio di pantaloni prima di attraversare in barca il CLACHAN SOUND.

Accostiamo nel punto più alto della strada, dove i panorami dell’isola si fanno estesi ed abbracciano anche la vicina EASDALE in un favoloso colpo d’occhio a tinte fosche – il mare scuro, la roccia nera, gli spruzzi improvvisi, gli alberi spogli scossi dal vento e il verde brillante dei prati incupito dal cielo tempestoso. Eppure nell’aria gelida soffia una dolcezza infinita, quella dei piccoli luoghi lontani dal mondo, raccolti, autentici e pieni d’energia buona. ELLENABEICH è il villaggio principale, l’unico degno di tale nome, ed è un incanto di piccoli cottages imbiancati a calce, abitati un tempo dai lavoratori dell’industria dell’ardesia con le loro famiglie; casette modeste ma deliziose, costruite a ridosso della roccia scura e rivolte al mare con le sue insidie e le sue promesse; oppure allineate in viuzze ordinate e silenziose, dove ancora aleggiano i ricordi di vite scandite dai ritmi di un duro lavoro, in questi lembi di terra ai margini del mondo.

I mille adorabili scorci di ELLENABEICH e dell’isola di SEIL

 

L’isoletta di EASDALE, minuscola e nera come la pece, sta lì di fronte… così vicino a SEIL che ci mettiamo un attimo a realizzare che si tratta di un’isola a sé! Uno scricciolo di terra pietrosa,  poche centinaia di metri quadrati, da cui partivano un tempo grandi carichi d’ardesia diretti non solo a tutto quanto il Regno Unito, ma anche alle più svariate parti del mondo. Niente auto a Easdale, la traversata dal molo di ELLENABEICH dura pochi minuti soltanto, a bordo di una barchetta per il solo trasporto passeggeri. Ma oggi il mare fa le bizze, il vento non da tregua e quella barchetta, purtroppo per noi, è stata messa a riposo. Per ripararci da un violento acquazzone ci infiliamo nel piccolo HERITAGE CENTRE, dove un signore gentile ci illustra con orgoglio i numerosi cimeli, le vecchie foto, i tanti materiali raccolti con amore ed estrema dedizione dalla comunità locale che conserva gelosamente quel che resta della propria storia. È lui a raccontarci come quella fiorente industria subì un durissimo colpo nel 1881, quando una spaventosa tempesta allagò nottetempo la cava principale distruggendo gran parte dell’attrezzatura e mettendo così fine a un importante business durato per decenni. L’industria dell’ardesia provò a risollevarsi ma non riuscì mai più a tornare quella di prima e gli ultimi scavi furono definitivamente chiusi a CULLIPOOL, sulla vicina isola di LUING, nel 1965.
Affascinati dalla loro storia, stregati dalla magica atmosfera e deliziati dai bellissimi panorami verso le isole di Scarba e Jura che in questa giornata di maltempo riusciamo soltanto a intravedere, ci ripromettiamo di tornare presto in questo angolo di Scozia poco noto, per poterlo esplorare ed apprezzare ancora meglio. Un’improvvisa schiarita ci regala un intenso ma fugace squarcio d’azzurro; dopodiché il cielo si chiude e la pioggia gelata torna a picchiare sulle nostre teste sotto forma di chicchi candidi che rimbalzano con forza su di noi e sulla roccia scura. In giro non c’è nessuno e sembra che la OYSTER INN con la sua bella porticina blu e il suo comignolo fumante sia rimasta aperta apposta per noi… una buona zuppa calda accanto alla stufa ce la siamo meritata e non ce la toglie davvero nessuno!!!


Avete presente quei momenti speciali fatti di niente? Una scodella fumante e due chiacchiere accanto al fuoco, mentre fuori imperversa la bufera, il fischio impazzito del vento, il tichettio vorticoso della grandine. Essere lì e non desiderare nulla di più, sentirsi in pace… semplicemente felici ❤️

…e per il resto della nostra avventura “cavalcando” tempeste invernali imbizzarrite, appuntamento alla prossima puntata! STAY TUNED 😉

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14 Comments

  • Reply
    Maria Luisa
    11 Marzo 2020 at 15:14

    E’sempre bello leggerti quando scrivi della Scozia.. Hai proprio l’aria della scrittrice nata!!!!!
    La Scozia e’sempre bella, anche quando il cattivo tempo la domina.
    Anch’io ero un po’ preoccupata per il maltempo in Scozia, non per me ma per la famiglia di mio figlio che ci vive ormai da 5 anni.
    Potessi io fare le valigie cosi’spesso per poterci tornare ma non mi e’possibile.
    Una cosa e’certa la Scozia ha conquistato anche me….
    Complimenti per le bellissime fotografie!!!

    • Reply
      ilaria
      12 Marzo 2020 at 9:05

      Grazie Maria Luisa, è sempre un piacere ritrovarti qui! Ti auguro di poter rifare presto le valigie e tornare lassù, da tuo figlio e dai tuoi nipoti che hanno la fortuna di essere stati adottati da quella terra meravigliosa! Quando questo bruttissimo momento sarà passato torneremo tutti a sognare più serenamente di Scozia. Un abbraccio

  • Reply
    Olivia
    11 Marzo 2020 at 16:51

    Bellissimo, come sempre, questo racconto di viaggio. Ma l’incipit è da primo premio: “Dicono che le tempeste del cuore ti seguano ovunque tu vada. Bufera dentro e bufera fuori.” A-D-O-R-O!

    • Reply
      ilaria
      12 Marzo 2020 at 9:08

      A volte basta chiudere gli occhi, ascoltare il cuore e le parole arrivano da sole ❤️
      Grazie mille Olivia, oggi il tuo commento mi ha regalato un grande sorriso. Un abbraccio

  • Reply
    antonella gorini
    11 Marzo 2020 at 17:29

    Ciao Ilaria!
    Che avventura! Non vedo l’ora di leggere il seguito…
    Vedendo la foto del fiabesco TIGH MOR TROSSACHS mi sono ricordata di esserci passata davanti e di aver costretto mio marito a fermarsi per ammirarlo e che dire dell’altro hotel di cui parli? Da tenere a mente per la prossima volta!
    Un abbraccio.

    • Reply
      ilaria
      12 Marzo 2020 at 9:30

      Ciao cara Antonella, i TROSSACHS rappresentano l’essenza romantica della Scozia e credo che soggiornare in una di quelle strutture fiabesche ti piacerebbe moltissimo! Io stessa mi sono ripromessa di tornarci, magari in autunno, quando la magia dei colori raggiunge il suo apice e l’aria comincia a farsi più eterea e frizzantina… caminetti accesi e panorami incantevoli. Poesia da vivere minuto per minuto . Sogni che scaldano il cuore, ancora di più in momenti terribili come quello che stiamo vivendo. Grazie mille per il tuo graditissimo commento, un grande abbraccio

  • Reply
    Irene
    11 Marzo 2020 at 20:19

    Eh si, come ti capisco…solo la gioia di essere lì per noi malati di Scozia è la cura. Noi siamo felici di stare li, indipendentemente dal colore del cielo e dalle temperature. Noi amiamo il cielo, la terra, il mare, i Glen, le zuppe, la birra, il whisky, la Storia, le chiacchiere, il fuoco nel camino, i colori del tartan, il profumo del salmone, e quell’inconfondibile suono del vento che ci chiama e ci ammalia..

    • Reply
      ilaria
      12 Marzo 2020 at 14:57

      Ciaoooo Irene, grazie per questo bellissimo commento… le tue parole sono musica per le mie orecchie! Spero che questo orribile momento di completa separazione dal mondo e dalla nostra adorata Scozia possa finire presto e che quei meravigliosi orizzonti, i profumi, i colori, le atmosfere, i sapori ed i suoni che rendono unica quella Terra tornino ad essere per noi una splendida, entusiasmante realtà ❤️

      • Reply
        irene
        12 Marzo 2020 at 18:35

        confermo, ho già il prurito perchè ho prenotato per luglio ma non abbiamo alcuna certezza di poter partire….

        • Reply
          ilaria
          13 Marzo 2020 at 7:49

          Spero con tutto il cuore che per allora questo bruttissimo incubo sarà solo un ricordo!!! Ma purtroppo certezze non ce ne sono ed è questa l’angoscia più grande! Facciamo di tutto per rimanere positivi e per continuare a pensare che i nostri progetti estivi non subiranno sconvolgimenti; che per allora la nostra vita avrà ripreso a scorrere con i suoi alti e bassi e che tutto sarà tornato alla normalità. Un grande abbraccio Irene, mai come ora ho desiderato di vivere su un’isoletta sperduta da qualche parte lassù ❤️

          • irene
            13 Marzo 2020 at 8:27

            esatto..Barra andrebbe benissimo! :-))

          • ilaria
            15 Marzo 2020 at 10:42

            Eccome Irene… non potrei chiedere di meglio!!! Anche per oggi resistiamo, preghiamo per chi sta male e sogniamo di poter tornare presto nelle nostre adorate isolette ❤️

  • Reply
    STEFANIA MERENI
    20 Marzo 2020 at 22:32

    Beh, mi stavo proprio appassionando quando il racconto è finito!!! Svelta a scrivere il seguito, mi raccomando cara amica mia. In questo momento di grande tristezza per tutti noi i tuoi racconti sono cibo x l’anima. Mettono da parte l’ansia x un po’. Leggerti è come viaggiare insieme a te. Ci si lascia andare, ci si immedesima. Descrizioni perfette, appassionanti, oltre che foto magnifiche. Brava ancora una volta, non mi stancherò mai di ripeterlo, ma tu continua a scrivere però, d’accordo?
    Stefy

    • Reply
      ilaria
      20 Marzo 2020 at 22:59

      Grazieeee carissima, che piacere leggere il tuo commento, parole bellissime, ne sono onorata! L’idea di essere riuscita a regalarti qualche attimo di svago in questi momenti di grande angoscia mi rende davvero felice! Tranquilla che la seconda parte è già in cantiere… ancora un po’ di pazienza e sarà pronta! Come puoi ben immaginare lo stato d’animo di questo periodo non è esattamente l’ideale per trovare la giusta ispirazione, ma ripensare a quel viaggio tanto bello e avventuroso mi aiuterà ad allentare l’angoscia e a sciogliere un pochino la tensione. Quindi mi raccomando “stay tuned” che fra poco completiamo il giro, ancora grazie, un bacione e a presto!

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