Phuket Thailandia

Isola di PHUKET – Un po’ paradiso e un po’ inferno

Capita a volte che un luogo – per una ragione o per l’altra – faccia capolino nella nostra vita per restarci per sempre, senza che l’abbiamo minimamente deciso.

E così, nella mia, è piombata la Thailandia – o per essere più precisi – l’isola di PHUKET, la maggiore fra tutte quelle – piccole e grandi – che stanno attorno alla lunga lingua di terra che forma il sud del paese.

L'isola di PHUKET lungo la costa occidentale della Thailandia

L’isola di PHUKET lungo la costa occidentale della Thailandia

 

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Il mare di PHUKET…

 

...e uno dei suoi tramonti infuocati!

…e uno dei suoi tramonti infuocati!

 

PHUKET, l’isola più nota e turistica di tutto il sud-est asiatico, collegata alla terraferma da un lungo ponte, il SARRASIN BRIDGE.

Per molti la meta del viaggio dei sogni.
Per me una consuetudine “obbligata” che mi vede ormai divisa tra amore e odio.

Amore per una terra che dopo tanti anni non mi sorprende più, ma che per tanti aspetti ancora mi affascina e che – in qualche modo – riesce sempre a toccarmi il cuore.
Odio per un paese troppo caldo, troppo umido e troppo caotico; agli antipodi – non solo geografici – di tutto ciò che amo di più. Un paese che, dopo gli anni della crisi post-tsunami (disastro naturale avvenuto nel dicembre 2004, che causò molte vittime in vari paesi del sud-est asiatico) ho visto andare incontro a un vero e proprio boom economico, grazie all’arrivo di un turismo di massa scarsamente sensibile al bello…dapprima ondate di russi, poi di cinesi e ora di indiani, con l’amara conseguenza di orribili colate di cemento che sembrano non avere mai fine!

Ecco, il modo migliore per farvi capire che cos’è a legarmi a doppio filo a Phuket e alla Thailandia è presentarvi la mia famiglia Thai:

La mia famiglia (allargata) Thai

La mia famiglia (allargata) Thai

 

Perché da più di vent’anni mio padre ha scelto di mettere radici proprio qui e di farsi una nuova famiglia che, di conseguenza è diventata un po’ anche la nostra (mia, di mio fratello e rispettivi nuclei familiari).

E seppure negli anni passati la Thailandia l’abbiamo girata un pochettino (Bangkok, Ayuttaya, Krabi, Phi Phi Islands, Phang-Na, Koh Samui ecc…) è a Phuket che siamo rimasti la maggior parte del tempo.

Foresta pluviale a PHUKET

Foresta pluviale a PHUKET

 

La prima visita risale al lontano 1999. Ancora non conoscevo la Scozia e la mia bruciante passione per il grande Nord era molto in là da venire.

Era agosto, nel pieno della stagione delle piogge e non sapevo bene cosa aspettarmi. Ricordo tutti i timori e le mille aspettative confuse; e poi l’entusiasmo – quasi fossi tornata bambina – nello scoprire un mondo tutto nuovo e totalmente diverso.
La capitale, Bangkok, con il suo traffico infernale e lo smog e i mercati densi di odori e profumi sconosciuti.
I templi bellissimi e riccamente decorati, dove entrare rigorosamente a piedi nudi.
Le case fatiscenti, tra facciate annerite, grovigli impressionanti di cavi elettrici penzolanti ai lati delle strade e migliaia di condizionatori rumorosi in funzione senza sosta.
I grattacieli modernissimi accanto a baracche sgangherate.
I ristorantini di strada, fuori o dentro ai mercati, dove si mangia a tutte le ore, ovunque in Thailandia.
Il clima soffocante, i rivoli di sudore e i panni che rifiutano di asciugare per la troppa umidità.
Il sole che picchia forte già alle otto del mattino e che pare volerti cavare a tutti i costi la pelle.
I colori abbaglianti del mare e del cielo; delle barche tradizionali, le cosiddette “Long Tail Boats”; delle bancarelle cariche di frutta e verdura o delle erbe e delle spezie usate a piene mani nella cucina thai.
Il contrasto stridente fra il carattere pudico della popolazione thai – mai smancerie o manifestazioni pubbliche d’affetto – e la diffusa prostituzione.
Le belle spiagge sabbiose lungo la costa ovest di Phuket e l’acqua caldissima dell’Oceano Indiano, che quasi quasi ti sembra di entrare in una vasca da bagno.
Le piogge torrenziali che arrivano in un batter d’occhio e che sembrano voler lavare via in pochi minuti tutti i mali del mondo.
Il fumo e il profumo intenso dell’incenso, bruciato a interi mazzi dai fedeli dentro ai templi, in ogni parte della Thailandia.
Le figure affascinanti dei monaci nelle loro tuniche arancioni e le grandi statue del Bhudda, davanti alle quali mettersi seduti a pregare oppure restare in semplice contemplazione, con l’avvertenza di non rivolgergli mai e poi mai i piedi, una parte del corpo considerata ripugnante (soprattutto la pianta del piede).
E mai toccare la testa delle persone – neanche per fare una carezza a un bambino – in quanto ritenuta essere la sacra dimora dello spirito e dell’anima di ogni essere vivente.

Un'imbarcazione tradizionale, la "LONG TAIL" boat

Un’imbarcazione tradizionale, la “LONG TAIL” boat

 

Un tempio cinese a PHUKET TOWN

Un tempio cinese a PHUKET TOWN

 

I colori dei mercati

I colori dei mercati

 

Banco del pesce secco

Banco del pesce secco

 

Il fumo denso dell'incenso all'interno dei templi

Il fumo denso dell’incenso all’interno dei templi

 

La questua dei monaci che si ripete ogni mattina all'alba

La questua dei monaci che si ripete ogni mattina all’alba

 

Tutto questo è rimasto immutato nel tempo e continua ad essere la Thailandia che, nel bene e nel male, amo di più.

Quella dei sorrisi della gente e del loro carattere mite e tollerante.
Non li senti mai alzare la voce, né li vedi mai alterarsi o agitarsi.
Quella del grande senso di libertà che ti dà il vivere perennemente in ciabatte, canotta e pantaloncini, senza timore che qualcuno ti giudichi per il tuo abbigliamento o per il tuo aspetto.
Quella della mancanza di regole (o quasi), le stesse che per rendere la nostra società sempre più civile, finiscono con il complicarci l’esistenza fino ad opprimerci e renderci timorosi di tutto.
Quella di una religiosità profondamente spirituale, molto sentita e vissuta nel quotidiano, ma priva di quei dogmatismi ed estremismi che generano intolleranza.
Quella dei bambini bellissimi, che ti sorridono con i loro occhioni scuri e profondi; e quella dei fiori che si offrono ovunque in colori sgargianti, portando una scintilla di perfezione anche negli angoli più degradati.

Piccolo venditore ambulante

Piccolo venditore ambulante

 

A nanna sulla spiaggia

A nanna sulla spiaggia

 

Fior di loto

Un fior di loto

 

l'orchidea è il fiore simbolo della Thailandia

L’orchidea, fiore simbolo della Thailandia

 

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Ma poi c’è tutto il lato negativo…
Come dice il mio nipotino di nove anni: “è la Thailandia! Prendere o lasciare”…
E così ogni volta mi tocca prendere tutta una serie di cose che sono l’esatto contrario di ciò che cerco in un viaggio e nella mia vita in genere.
Ad esempio la totale mancanza di armonia che caratterizza gran parte del sud del mondo. Il caldo genera caos e questa è una legge fisica che diventa ben visibile in Thailandia ovunque si rivolga lo sguardo.
A PHUKET, e nelle altre zone turistiche del paese, si costruisce a casaccio, senza fare caso allo stile. E si costruisce tanto, senza curarsi affatto di quanto disastroso possa essere l’impatto ambientale. La foresta pluviale pian piano sparisce, sostituita da hotels, condomìni e schifezze di vario genere, ammassati gli uni agli altri.
Strutture che poi spesso restano vuote o che non vengono affatto curate e che quindi deperiscono velocemente, destinate a divenire presto scheletri spaventosi.
Per non parlare del traffico…terribile ad ogni ora, del tutto indisciplinato e davvero insostenibile. Code pazzesche per andare ovunque; auto a non finire e motorini che sbucano da ogni dove, magari con tre o quattro persone a bordo, incluso bambini piccolissimi tenuti in braccio dal guidatore o messi allegramente in piedi fra gli adulti! Mi chiedo: ma quanto deve darsi da fare il Buddha per evitare che avvenga un incidente ogni cinque minuti???
E infine i turisti. Tanti, troppi. In gran parte chiassosi persino nell’aspetto. Con i prezzi degli hotels ormai saliti a livelli che – personalmente – non sarei mai e poi mai disposta a pagare per una vacanza a PHUKET.

Impianti elettreci a Phuket Town

Impianti elettrici a Phuket Town

 

Una strada della città

Una strada della città

 

Ma è inutile tentare di opporsi… A PHUKET CONTINUERO’ A TORNARCI, E NON CERTO PER IL CLASSICO VIAGGIO DI PIACERE.

Una parte di me mi porterà sempre lì, e per arrivarci, continuerò – sia pure con riluttanza- ad affrontare quel lungo e faticoso viaggio, rinunciando (solo temporaneamente, ehhh!!!) a tutte le mete nordiche che più adoro…

 

Ecco qualche informazione utile per chi volesse avventurarsi a PHUKET:
Il clima di Phuket è tropicale, caldo tutto l’anno, con una stagione delle piogge, dovuta al monsone di sud-ovest, che va da maggio a ottobre, e una stagione secca che va da dicembre a marzo. Rovesci sono possibili tutto l’anno, ma sono in genere di breve durata nel periodo secco; mentre il picco delle piogge (e che piogge!!!) si verifica di solito rispettivamente all’inizio della stagione del monsone (maggio) e alla fine (settembre/ottobre). Ma – naturalmente – come in ogni altro luogo al mondo, anche qui non c’è nulla di garantito!
Le temperature sono elevate tutto l’anno, con massime che scendono raramente sotto i 30 gradi. Però da dicembre a marzo l’umidità è più bassa.
I mesi più “infuocati” sono marzo e aprile – con picchi che raggiungono tranquillamente i 36/38 gradi.

La PEAK SEASON, ovvero quella in assoluto più cara, va da Natale alla prima metà di gennaio; ma i prezzi degli hotels restano comunque alti fino alla fine di marzo, e cominciano a scendere soltanto ad aprile.

Le spiagge che attraggono il maggior numero di turisti si trovano sulla costa occidentale dell’isola; mentre la città principale – PHUKET TOWN – (che è praticamente l’unica) si trova nella parte est, non lontano dal mare.
PATONG BEACH è la spiaggia più affollata, frequentata soprattutto dai giovani o da chi ama i luoghi movimentati ed è particolarmente rumorosa, anche a causa delle numerose moto d’acqua. È consigliata più per la vita notturna che per la sua spiaggia.
Nei pressi di Patong si trova KATA BEACH, suddivisa da un promontorio nella “Grande Baia” (KATA YAI) e nella “Piccola Baia” (KATA NOI).

La spiaggia di KATA YAI (Grande Kata)

La spiaggia di KATA YAI (Grande Kata)

 

Risalendo la costa si trova la vasta KARON BEACH, l’unica dove ancora è presente un’area di dune sabbiose, ma decisamente poco ombreggiata. Alle sue spalle c’è un mercato coperto di discrete dimensioni dove si può  fare shopping a prezzi abbastanza convenienti, che vanno sempre contrattati.

Crepuscolo lungo la spiaggia di KARON

Crepuscolo lungo la spiaggia di KARON

 

Il drago sulla spiaggia di KARON

Il drago di KARON

 

Di ritorno dalla spiaggia di KARON

Di ritorno dalla spiaggia di KARON

 

Più tranquille sono KAMALA BEACH e SURIN BEACH e le spiagge dell’estremo nord, molto meno frequentate; oppure la zona di CAPE PANWA, un promontorio ricoperto di vegetazione rigogliosa, che offre panorami molto suggestivi (anche se il fondale marino qui è meno bello e più fortemente soggetto ai flussi delle maree). Tra Kamala e Surin si trova LAEM SING BEACH, una spiaggia molto bella orlata da palme da cocco e caratterizzata da grandi massi levigati che ricordano un po’ le Seychelles (almeno per quel che ho visto nelle foto, dato che non ci sono mai stata!) Durante la stagione delle piogge diventa però impraticabile perché, anche nei giorni in cui il sole splende alto nel cielo, rimane troppo esposta alle forti correnti oceaniche.

Paesaggi lungo CAPE PANWA

Paesaggi lungo CAPE PANWA

 

Una LONG TAIL BOAT a LAEM SING BEACH

Una “Long Tail” boat a LAEM SING BEACH

 

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Massi levigati sulla LAEM SING BEACH

 

Le spiagge più riparate, dove si può tentare di fare il bagno – senza pericolo – anche durante la bassa stagione (periodo in cui il mare si fa, in genere, molto mosso) sono NAI HARN (nel sud dell’isola) e TRI TRANG, una spiaggia (per ora) tranquilla che si trova a breve distanza da PATONG.

NAI HARN BEACH in una giornata tempestosa della "rainy season"

NAI HARN BEACH in una giornata tempestosa durante la “rainy season”

 

TRI TRANG Beach

TRI TRANG Beach

 

Bagno in compagnia a TRI TRANG

Bagno in compagnia a TRI TRANG

 

La più bella di tutte è invece FREEDOM BEACH, appartata e selvaggia, raggiungibile solo in barca (da PATONG o da TRI TRANG) o con una lunga camminata che non ho mai capito bene da dove parta…

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La sabbia finissima di FREEDOM BEACH

 

Dopo i piaceri profani del sole, del mare, dello shopping e della vita notturna, consiglio a tutti di salire, almeno una volta, al grandioso sito del BIG BHUDDA, sulle panoramiche alture di NAKKERD. Il progetto, ad oggi solo parzialmente realizzato, fu iniziato come segno di speranza dopo il devastante tsunami del 2004 e procede unicamente grazie alle donazioni.

Il BIG BUDDHA

Il BIG BUDDHA

 

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Due giovanissimi monaci al banco delle donazioni

 

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Il BIG BUDDHA è visibile da qualsiasi punto del sud dell’isola

 

La statua del BUDDHA è davvero imponente e – dall’alto della sua statura – domina questo luogo sacro, restando visibile da qualsiasi punto del sud dell’isola: alta 46 metri e larga 24, è ricoperta di piastrelle bianche di luccicante marmo birmano, che portano scritti messaggi di pace e d’amore. Un altro BHUDDA di dimensioni minori, interamente realizzato in ottone, e numerose statue dei saggi e dei maestri del buddismo, completano la grande suggestione del luogo.

Il BUDDHA d'ottone

Il BUDDHA d’ottone

 

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Nell’aria, il tintinnio lieve di centinaia di campanelli si fonde ai ritmi ipnotici della musica DHARMA, mentre le bandiere buddiste ondeggiano al vento, facendo dimenticare tutto il frastuono, tutto il caos e tutto il cemento…

 

14 Comments

  • Reply
    Mira
    17 giugno 2016 at 16:32

    Nel leggere il tuo racconto sembra che somigli per alcuni versi al Vietnam…E IO ADORO L’Oriente, con tutti i suoi pro e contro… le foto lasciano sempre senza fiato… se non fai la fotografa di professione, lo potresti sempre diventare!!!

    • Reply
      ilaria
      17 giugno 2016 at 16:44

      Sei un tesoro Mira!!! Leggere i tuoi commenti strappa sempre un sorriso! Grazie davvero! Comunque penso anch’io che i paesi dell’Estremo Oriente condividano certi tratti tipici di quella parte del mondo (con l’eccezione del Giappone che è una cosa completamente a sé!!!)…nel bene e nel male! Ma seppure con tanti difetti, il loro fascino è innegabile…

  • Reply
    Luisa
    17 giugno 2016 at 19:55

    Ciao Ilaria,
    con questo post sulla Thainlandia mi hai fatto sognare per un momento,perchè non credo che avro’ mai la possibilita’ di visitare un paese cosi’ lontano.
    Sei bravissima nel descrivere i lati negativi e positivi di questo pezzo di mondo,sembra di essere partiti con te!!!
    Le foto poi….sono fantastiche e che natura,che tramonti!!
    Mi togli una piccola curiosita’;sei forse una giornalista o un insegnante di lettere???
    Perchè scrivi veramente bene
    Un saluto dalla Liguria
    Luisa

    • Reply
      ilaria
      17 giugno 2016 at 20:39

      Luisa carissima, piacere mio averti condotto in quella terra lontana che, per i motivi che sai, fa parte integrante della mia vita! E ti ringrazio tantissimo per tutti i complimenti che mi fai, per me così gratificanti!!! In realtà non sono una giornalista (ma quanto mi piacerebbe!!!), né un’insegnate di lettere o altro… Ho scoperto un po’ troppo “tardi” la mia passione per la scrittura…ma mai dire mai, volesse il cielo che un giorno diventasse la mia professione!!! Un saluto a te dalla pianura padana e un super abbraccio!

  • Reply
    Tom
    17 giugno 2016 at 22:48

    Complimenti per il post, è bellissimo e il modo in cui racconti rende davvero l’idea.

    -Tom

    • Reply
      ilaria
      18 giugno 2016 at 11:37

      Grazie mille Tom, per il passaggio e per il commento, e benvenuto fra i miei lettori! Tu ci sei stato a Phuket?

      • Reply
        Tom
        18 giugno 2016 at 11:42

        Purtroppo no, effettivamente ancora ora mi sto affacciando alla vita. Ho appena compiuto 18 anni ma questo è uno di quei viaggi che ho sicuramente intenzione di fare. Posti esotici, culture diverse e panorami mozzafiato.
        -Tom

        • Reply
          ilaria
          18 giugno 2016 at 11:51

          Sei giovanissimo Tom, hai tutta la vita davanti e chissà quanti splendidi viaggi lungo il tuo cammino! Viaggia più che puoi, esplora il mondo, cominciando anche dai luoghi dietro l’angolo; ama la natura; incontra le persone e ascolta i loro racconti; impara ad apprezzare anche la solitudine… Sarà una vita bellissima. Io te lo auguro con tutto il cuore.

  • Reply
    Luisa
    18 giugno 2016 at 7:19

    E beh…come dici tu”Non è mai troppo tardi”,le doti da scrittrice non ti mancano..perchè non provare a scrivere un libro???
    Ciao
    Luisa

    • Reply
      ilaria
      18 giugno 2016 at 11:34

      Che sogno sarebbe, Luisa! Lasciamo aperte le porte alla provvidenza… Un abbraccio

  • Reply
    Roberta Magro Malosso
    5 agosto 2016 at 21:58

    Complimenti per le foto sono veramente meravigliose e i panorami sono belli da togliere il fiato! La Thailandia e in generale l’Oriente mi affascinano da anni, ma, ahimè, essendo una studentessa squattrinata resteranno un sogno nel cassetto per parecchio tempo… con il tuo racconto sei riuscita a portarmi, seppur virtualmente, in questa terra così lontana e a dir poco stupenda 🙂 Grazie!

    • Reply
      ilaria
      15 agosto 2016 at 20:21

      Scusami tanto Roberta se rispondo solo adesso…ora mi trovo in Islanda e non ho avuto tempo di seguire il blog! Grazie mille per il tuo passaggio e per i graditissimi complimenti; se sei una studentessa squattrinata sei sicuramente anche molto giovane! Quindi dai tempo al tempo, se viaggiare è la tua passione, vedrai che verrà il momento in cui trasformarla in stile di vita! Tantissimi auguri per i tuoi studi, per i tuoi viaggi futuri e per la tua vita. Un abbraccio…e torna presto a trovarmi!

  • Reply
    ANTONELLA GORINI
    17 aprile 2017 at 16:08

    Carissima Ilaria,
    ho letto il tuo post tutto d’un fiato, come per scappare da questo luogo, caldo, umido, caotico e disordinato, così lontano dal tuo amato Grande Nord e dai posti che io amo, ma poi mi sono rilassata guardando le foto delle magnifiche spiagge e mi sono detta che sarebbe bello poterle vedere dal vivo, ma so che questo non accadrà mai perché non sopporto il caldo in generale: pensa che il mio sogno sarebbe quello di passare i mesi più caldi dell’anno in un paese della Normandia o della Bretagna e spero, tra qualche anno, quando sarò in pensione, di poterlo realizzare…
    Complimenti per le foto, bellissime !
    Ciaoooo!

    • Reply
      ilaria
      24 aprile 2017 at 19:45

      Ciao Antonella!!! Ti ringrazio per questo bellissimo commento che giunge inaspettato!
      Capisco perfettamente la tua “antipatia” per il caldo e il tuo amore per i bei paesaggi del Nord, freschi e pieni di pace… La capisco perché anche per me è la stessa cosa! E ogni volta mi trovo combattuta fra il desiderio di riabbracciare mio padre e una specie di profondo rifiuto per quel lungo viaggio che mi porta agli antipodi dei luoghi che amo visceralmente…
      Sono i casi della vita e a me è toccata questa!!! Pensa che sono in partenza giovedì proprio per Phuket… sentimenti contrastanti…amore e odio per una terra, che fa parte della mia vita…che io lo voglia o no!
      Un abbraccio e pensami giovedì mentre sarò in volo…

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