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ORCADI – tre camminate imperdibili: BROUGH OF BIRSAY, MARWICK HEAD e YESNABY

Chi sognasse di fare, o avesse in cantiere, un viaggio alle Orcadi, prenda subito nota, perché sto per condurvi proprio lassù, lungo scogliere vertiginose, fra le più esaltanti, spettacolari e ventose mai viste e sperimentate!
Quanto a camminate da brivido, lungo l’orlo di pareti rocciose belle da togliere il fiato, alle Orcadi c’è davvero da sbizzarrirsi; cominceremo qui con le tre più famose, da collocare sulla cartina lungo la costa ovest della MAINLAND (sempre lei, l’isola principale), e da piazzare ai primissimi posti nell’elenco dei “must see and do” di un qualsiasi soggiorno alle ORCADI!
Sto parlando di: 1) BROUGH OF BIRSAY, 2) MARWICK HEAD e 3) YESNABY CLIFFS, luoghi straordinari, dove camminare per ore al cospetto di una natura possente che ti fa sentire piccolo piccolo – un granello di sabbia libero nel vento – senza doversi peraltro ammazzare di fatica! Passeggiate sì corroboranti, ma davvero alla portata di tutti… niente scalate estenuanti da affrontare alle Orcadi! Quindi mi raccomando, non sono ammesse scuse… pronti a seguirmi e a perdervi con me fra scenari costieri grandiosi, d’intatta e selvaggia bellezza? Allora gambe in spalla, macchina fotografica al collo… e via che si parte!!!

1 – BROUGH OF BIRSAY
è un’isoletta minuscola, raggiungibile a piedi solo durante la bassa marea e nei giorni di sole brilla a più non posso all’orizzonte, come uno smeraldo emerso dal blu, battuto dalle onde e sferzato dal vento, appena al largo della costa, nei pressi del villaggio di BIRSAY. Ecco perché, prima di recarsi sul posto e, soprattutto, prima di mettersi in marcia, occorre consultare attentamente la tabella delle maree (ad esempio sul sito MAGIC SEAWEED), evitando di avventurarsi più tardi di un’ora dopo il ritiro dei flutti, a meno che non si intenda tornare a nuoto o passarci la notte in un sacco a pelo! Per essere più precisi, la regola a cui attenersi scrupolosamente è: attraversare solo ed esclusivamente nelle 2 ore precedenti o successive al PICCO DI BASSA MAREA, tenendo conto che poi occorre anche rientrare!!!

Dico “BROUGH OF BIRSAY” e la mia mente corre a una fantastica panchina a due passi dal parcheggio, immersa nel verde e sospesa nel blu, affacciata su quel lembo di terra tanto piccolo quanto affascinante, dai colori così intensi che gli occhi sensibili potrebbero risentirne.

Raggiungere l’isola è semplicissimo: imboccate la “passerella” in cemento che parte nei pressi del parcheggio e che appare ben visibile sulle rocce, seguendola fino a giungere al cospetto di un antico insediamento vichingo. Nei mesi estivi un addetto di HISTORIC SCOTLAND è presente sul posto e chi volesse soffermarsi a visitarlo dovrà pagare un biglietto; diversamente, si può passare oltre, proseguendo dritti verso il lato opposto dell’isola dove sorge un faro, realizzato nel 1925 da DAVID A. STEVENSON e caratterizzato da una torre non troppo slanciata, insolitamente provvista di merlatura (ma non è l’unica in Scozia!)

Una volta giunti lì a voi la scelta: completare il giro e tornare al punto di partenza procedendo verso destra, oppure svoltando a sinistra. Pare che per avere le migliori chances di un proficuo “avvistamento PUFFINS” (attenzione: solo nel periodo che va da fine aprile a inizio agosto) sia meglio optare per la destra e continuare a camminare scrutando la costa alta e accidentata, che si getta a precipizio fra i ruggiti del mare. Non fateci però troppo conto, posso dirvi per esperienza che non c’è nulla di garantito… vuoi non fosse l’ora giusta, vuoi che il vento picchiasse troppo forte persino per loro, ma quel giorno a BIRSAY nessuna traccia di puffins!!! Ci saremmo rifatti presto sull’isola di Westray; nel frattempo, a consolarci, ecco dispiegarsi intorno a noi panorami gloriosi a 360 gradi, saturi della voce suadente del mare e carichi d’inebrianti effluvi salini sollevati dal vento e sospinti con forza nei nostri polmoni! Quanta bellezza pura e quanta sottile magia concentrate in un’isoletta tanto piccola, uno di quei luoghi dove vorresti tornare ancora e poi ancora!!!!

Ma non è finita qui. Una volta tornati al parcheggio, ad aspettarci, ecco SKIBA GEO, altra scarpinata costiera che vi consiglio di non perdere… e per una serie di buoni motivi! Per scoprirli basta seguire l’apposito cartello e procedere per una ventina di minuti in direzione est, lungo un sentiero stretto fra panorami marini che allargano il cuore e immensi campi d’orzo scompigliati dal vento, come un mare dorato colto da una burrasca improvvisa. A un certo punto, sul fianco della scogliera, ecco comparire un tipico capanno da pesca risalente al XIX secolo e ristrutturato di recente. Ebbene, guardatevi intorno facendo attenzione al terreno; noterete quelli che in zona vengono chiamati “NOUSTS”, delle specie di piccole conche tappezzate d’erba, dove un tempo, d’inverno, i pescatori erano soliti riporre le loro barche capovolte, per metterle al riparo dalla furia delle tempeste. Ma se deciderete di arrivare fin qui, sarà soprattutto per ammirare una bizzarra scultura, che si dice somigliare a un gufo in volo, realizzata utilizzando un grande osso di balena sorretto da un basamento di cemento, a salvaguardarne l’equilibrio precario contro i colpi inferti dal vento.
Ma cosa ci fa a SKIBA GEO quell’osso di balena piazzato sul margine della scogliera? La spiegazione è nei racconti della gente del posto…

LA STORIA DELL’OSSO DI BALENA
Si narra che intorno al 1876, in data non meglio precisata, a BIRSAY un’enorme balena venne trascinata a riva dalle correnti. Anziché venderla a una compagnia specializzata che ne trasformasse il grasso in olio e ne tritasse le ossa per ricavarne pregiato fertilizzante, i pescatori del posto decisero di tenerla per sé e di lavorarla loro stessi. Tuttavia la carcassa dell’animale era così gigantesca, che una volta tagliata la parte superiore, non riuscirono più in nessun modo a girarla e dovettero accontentarsi di ricavarne soltanto la metà dell’olio! Ci vollero almeno 25 anni perché la decomposizione di quell’ammasso di grasso fosse completata e perché il mare ne spazzasse via le ossa, in parte riutilizzate dagli abitanti del luogo. Si dice che una delle vertebre finì col diventare uno sgabello per la mungitura e che da un’altra venne ricavata una sedia da cucina. Non prima del 1890, parte della mandibola venne infine fissata su un palo mediante una specie di sbarra ricavata dal teschio e venne posta lungo la scogliera, probabilmente come “segnale” visibile da lontano, che guidasse i pescatori di ritorno dal mare fino alla costa; oppure quale superstizioso tributo – una specie di segno di rispetto – nei confronti del mastodontico animale. Nel 2008 una terribile tempesta abbatté la “scultura” che, di fatto, ha molto sofferto nel tempo anche per l’abitudine dei bambini del posto di salirci sopra e di dondolarsi come fosse un’altalena! Ecco spiegato il perché dell’aggiunta di quel “piedistallo” di cemento ad assicurarne la tenuta per almeno un altro secolo o due!!!!!

 

…E DOPO LA CAMMINATA, LA CHICCA FINALE!
Se dopo aver completato il giro vi sarà venuta una punta di fame, non perdetevi il sontuoso  AFTERNOON TEA (ma non solo!) della rinomata BAY OF BIRSAY TEA ROOM un piccolo edificio piuttosto anonimo che riserva all’interno grandi sorprese! Lo troverete dirigendovi verso il villaggio di BIRSAY e lasciandovi alle spalle le rovine dell’EARL’S PALACE (sulla sinistra) e, sulla destra, quelle della storica ST MAGNUS CHURCH (non gli omonimi di KIRKWALL, eh!!!) poi, oltrepassato un ponticello in pietra, bisogna continuare per un quarto di miglio (400 m circa) fino alla fine della strada. Nei mesi estivi è letteralmente preso d’assalto e, una volta gustate le loro specialità ammirando quella vista strepitosa, capirete facilmente il perché!!!

Un’immagine dal sito della BAY OF BIRSAY TEA ROOM

 

2 – MARWICK HEAD
Un maestoso promontorio che chi soffre di vertigini farebbe meglio ad evitare e che, lì per lì, mi ha riportato alla mente il vertiginoso colpo d’occhio delle Cliffs of Moher (le scogliere più famose d’Irlanda), con il vantaggio che a visitare MARWICK, anche in altissima stagione, è meno di un decimo, che dico, un centesimo dei turisti!
Lo si vede da lontano, stagliarsi all’orizzonte lungo la costa ovest appena a sud di BIRSAY, con le sue possenti pareti rocciose, forse nemmeno altissime, ma terribilmente scoscese, magicamente ondulate e scavate dal mare in misteriose caverne ed anfratti segreti, dove migliaia di uccelli marini vengono ogni anno a nidificare. A renderle inconfondibili, una specie di “corona” svetta sulla cima: dal 1926, nel punto più alto del promontorio di MARWICK, si innalza infatti ilKITCHENER’S MEMORIAL, una torre merlata a base quadrata, solitaria ed austera, fatta erigere a furor di popolo per ricordare il naufragio del HMS HAMPSHIRE, la nave che il 5 ottobre 1916 sprofondò in quelle acque con 600 uomini a bordo, probabilmente dopo essere stata colpita da una mina tedesca. A capo dell’equipaggio era un certo LORD KITCHNER… avete presente l’emblematica faccia baffuta con il dito puntato, che compare sul poster per il reclutamento delle truppe britanniche durante la I Guerra Mondiale? Ecco, proprio lui! Il cui corpo fra l’altro non venne mai ritrovato e così, ancora oggi, le ipotesi più disparate aleggiano sull’intera vicenda.
Il modo migliore per raggiungerla è lasciare l’auto nel parcheggio presso la baia di MARWICK, ben segnalato lungo la B9056, più o meno a metà strada fra BIRSAY e SKAILL (dove si trova il sito neolitico di SKARA BRAE). Da lì la scogliera rimane nascosta alla vista; per raggiungerla basta procedere a piedi lungo il sentiero che costeggia l’insenatura rocciosa, con gli occhi fissi sullo spettacolo sublime del mare, in continua trasformazione per l’andirivieni cadenzato delle maree, lì dove il vento è talmente di casa che un muricciolo bitorzoluto è stato costruito per proteggere le vicine fattorie dalla furia delle tempeste invernali. Qui, ancor più che altrove, le nuvole corrono così veloci, che nella stessa giornata si può passare, più e più volte, dalla nebbia più fitta a un cielo perfettamente limpido; dal grigio monotono e compatto al sole più radioso! Proprio così è stato per noi, che ci siamo incamminati sotto una coltre fitta di nuvole, risalendo il fianco della collina fin sulla cima, dove la vista si apre e si perde in panorami mozzafiato, che gli occhi stentano a contenere. Continuando oltre la torre, ecco comparire all’orizzonte, piccolissimo, il BROUGH OF BIRSAY e poi all’improvviso… il soleeeee!!!

Due le possibilità: 1) continuare lungo la scogliera fino a raggiungere il punto d’accesso alla fantastica isoletta di cui vi ho parlato sopra 2) ripercorrere i propri passi tornando al parcheggio della MARWICK BAY, tenendosi il BONUS di un po’ di tempo da spendere lì, nel silenzio vivo di quelle rocce, in totale relax, osservando le onde rincorrersi nel vento e il cielo espandersi in orizzonti infiniti.

Per i pigri irriducibili una terza possibilità: anziché partire dalla MARWICK BAY, si può portare l’auto fino al piccolo parcheggio di CUMLAQUOY (6 posti auto in tutto) e intraprendere la camminata da lì, riducendo così notevolmente la distanza da percorrere a piedi (800 metri solo andata, contro i circa 2km del percorso più lungo)
Viceversa, i più intrepidi, potranno allungare il giro camminando per ulteriori 15/20 minuti in direzione opposta (verso la baia di SKAILL) fino a incontrare un pittoresco gruppo di antichi capanni da pesca, perfettamente integrati nel magnifico paesaggio circostante!

Relax nella baia di MARWICK

 

3 – YESNABY
Ripenso a YESNABY e vedo grotte, archi, scarpate rocciose, faraglioni impressionanti, come le dita di un gigante emerse dal mare; sento la voce degli uccelli marini e il vento scalmanato che non riposa mai, nemmeno d’estate, nelle lunghe giornate di sole; mentre l’oceano tuona in onde fragorose che si infrangono in spruzzi candidi contro pareti di roccia così esposte da mettere i brividi… ecco quello che vi riserverà questo straordinario tratto di costa, che lascia totalmente interdetti, toglie il respiro, si imprime negli occhi e rimane per sempre scolpito nel cuore! Si trova appena a sud di SKARA BRAE e ci si arriva abbastanza facilmente, seguendo le apposite indicazioni che dalla B9056 portano alla “YESNABY ROAD”, la strada secondaria che finisce in prossimità della costa, in quella che durante la Seconda Guerra Mondiale era un’area d’addestramento militare. Si lascia l’auto lì, a fianco di quel che resta di alcuni edifici bellici, e dopo aver dato un’occhiata ai pannelli informativi presenti in loco, ci si incammina tenendo il mare sulla destra, seguendo un sentiero in leggera discesa, e proseguendo spediti, fino a oltrepassare un ponticello e alcuni gradini di legno. A quel punto resistere non è possibile… il BROUGH OF BIGGING compare alla vista ed ha la forza persuasiva del canto delle sirene di Ulisse… pochi passi in salita… uno sforzo davvero piccolo, per guadagnare la cima di quel verde promontorio da cui ammirare panorami eccezionali in ogni direzione! Ma è poco più in là che YESNABY sfodera il top dei suoi effetti speciali. Il primo è il CASTLE of QUI AYRE, un bizzarro faraglione che in realtà è un arco, tenacemente aggrappato alla costa grazie a un’unica lastra di roccia, su cui i turisti impavidi – e pure un po’ incoscienti – si arrampicano per la foto di rito, sfidando a muso duro il vento che ce la mette tutta per buttarli giù!!! Da lì al vero punto “clou” il passo è brevissimo… ecco apparire alla vista quel capolavoro della natura che prende il nome di CASTLE ROCK, un faraglione che riconosceresti fra mille, aperto alla base in un arco naturale e mirabilmente inciso dall’oceano, in scanalature realizzate in millenni di paziente lavoro. Reso famoso nel 1967 da un certo JOE BROWN, che per primo ne conquistò la cima, resta ancora oggi, insieme all’Old Man of Hoy, uno dei trofei più ambiti per ogni scalatore britannico! Continuando a camminare, ci si lascia alle spalle anche l’ultimo visitatore e si va incontro a panorami sempre più aperti e spettacolari sull’isola di HOY, che si avvicina piano piano all’orizzonte. Prima o poi, ahimè, verrà l’ora di tornare… e per farlo basterà rintracciare esattamente i propri passi.

 

QUELLA DRITTA IN PIÙ… se camminando a YESNABY, riuscirete per un attimo a distogliere lo sguardo dalla costa e a dirigerlo verso l’interno, sui vasti prati ondulati punteggiati di pecore e di belle fattorie in lontananza, potrà capitare che riusciate ad avvistare la rara e pregiatissima “primula scotica” un fiorellino minuscolo di un colore rosa sgargiante, del diametro di circa 8 millimetri e dotato di 5 petali a forma di cuore. È una specie autoctona e cresce selvaggia solo alle Orcadi, nel Sutherland e nella regione del Caithness (estremo nord della Scozia).

UN CONSIGLIO:
Chi fosse interessato a informazioni più dettagliate su queste e molte altre fantastiche camminate da fare alle Orcadi, ecco un libretto in formato tascabile da tenere sempre a portata di mano nello zaino:
ORKNEY – 40 COAST AND COUNTRY WALKS di John Fergusson (rigorosamente in lingua inglese)

Una piccola guida molto utile e carina che si può ordinare QUI



LA CARTINA CONSIGLIATA:

La cartina di Orcadi e Shetland può essere ordinata QUI

 

 

 

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4 Comments

  • Reply
    antonella gorini
    7 ottobre 2018 at 22:00

    Che meraviglia le scogliere Ilaria ! Foto fantastiche e meteo pazzesco…
    Che carina la tea room, adoro quel genere di locali!
    A quando la tua giuda sulla Scozia ? Non sto scherzando, dovresti pensarci seriamente…
    Un abbraccio

    • Reply
      ilaria
      8 ottobre 2018 at 7:25

      Ciaoooo Antonella, ti ringrazio tantissimo per il tuo commento e soprattutto per la stima… non sai quanto mi piacerebbe scrivere una guida un po’ speciale della mia adorata Scozia, bisogna che cominci a pensarci sul serio! Riguardo alle Orcadi, le scogliere lungo la costa ovest sono così spettacolari e selvagge… percorrerle sospinti dal vento dà una sensazione di libertà e vertigine davvero unica, che avevo provato solo alle Shetland!!! La verità è che ogni arcipelago ha un suo carattere distintivo, ma non solo, ogni singola isola all’interno dello stesso arcipelago possiede una diversa atmosfera e personalità! Io le amo una ad una… e le ricordo tutte con tanta nostalgiaaaa! Un abbraccio

  • Reply
    Beatrice
    9 ottobre 2018 at 14:40

    Ilaria, io sono davvero molto indecisa peri l viaggio dell’anno prossimo! Mi piacerebbe molto fare le isole.. Orcadi o Ebridi Esterne…ma il fatto di spostarsi a piedi un pò mi blocca, le vedo ancora lontane ed irraggiungibili! Grazie per questi suggerimenti, paesaggi magnifici come sempre, io nel dubbio mi segno tutto 🙂

    • Reply
      ilaria
      10 ottobre 2018 at 6:57

      Cara Beatrice, innanzitutto grazie per avere trovato il tempo di passare di qui… Riguardo alla tua indecisione, posso dirti che Ebridi Esterne e Orcadi sono, ognuna a suo modo, mete assolutamente favolose, ma sicuramente un po’ più complicate da affrontare con i mezzi rispetto ad altre zone. Comunque hai tutto il tempo per pensarci con calma e per mettere a fuoco quale sarà la tua prossima fantastica meta scozzese! Intanto goditi i meravigliosi ricordi, ancora freschissimi, del tuo recente viaggio; ti auguro una buona giornata nel tuo bellissimo Trentino, baciiiiii

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